

| Dosaggio | Confezione | Prezzo per dose | Prezzo | |
|---|---|---|---|---|
| 0,25mg | 20 compresse | €10,43 | €231,51 €208,36 Miglior prezzo | |
| 0,25mg | 16 compresse | €10,64 | €189,28 €170,36 | |
| 0,25mg | 12 compresse | €11,32 | €151,42 €136,28 | |
| 0,25mg | 8 compresse | €12,86 | €113,56 €102,21 | |
| 0,5mg | 32 compresse | €13,96 | €496,53 €446,88 Popolare | |
| 0,5mg | 16 compresse | €14,69 | €260,63 €234,57 | |
| 0,5mg | 8 compresse | €18,81 | €167,44 €150,70 |
L'iperprolattinemia si manifesta spesso con amenorrea, galattoresia, infertilità e riduzione della funzione ovarica. In presenza di prolattinomi o di altre condizioni ipotalamo-ipofisarie che elevano la prolattina, la cabergolina è impiegata come terapia di scelta per ridurre i livelli plasmatici di prolattina. La cabergolina è un agonista dopaminergico di derivazione ergotica che agisce stimolando i recettori D2 nell’ipofisi, inibendo la secrezione di prolattina.
Mediante assunzione per via orale, questa molecola è impiegata a dosaggio controllato e sotto sorveglianza medica, soprattutto in scenari di terapia a lungo termine. La sua farmacologia è caratterizzata da un’azione dopaminergica centrata sull’asse ipotalamo-ipofisario, con effetto prolattinostatico significativo e profilo farmacocinetico prolungato.
La cabergolina è indicata principalmente nel trattamento dell’iperprolattinemia, sia idiopatica sia associata a prolattinomi, per normalizzare i livelli di prolattina e favorire la regolarizzazione delle funzioni riproduttive. Può essere utile anche nell’infertilità secondaria all’iperprolattinemia, per ripristinare l’ovulazione e migliorare le probabilità di concepimento.
Nella pratica clinica, può essere impiegata come defervazione farmacologica del sistema dopaminergico in alcune condizioni legate a disordini motori, come il morbo di Parkinson, quando altri agonisti dopaminergici non hanno fornito adeguio beneficio. L’uso va sempre calibrato dal medico, tenendo conto del profilo del paziente e delle comorbilità.
È controindicata in caso di ipersensibilità nota alla cabergolina o ad altri derivati ergotici. Non va impiegata in gravidanza se non espressamente valutata dal medico; l’allattamento è generalmente vietato durante l’assunzione. In presenza di malattie valvolari cardiache note o sospette, si raccomanda cautela e valutazione cardiologica prima di iniziare o proseguire la terapia; in alcuni casi può essere indicato un monitoraggio ecocardiografico regolare.
Precauzioni importanti riguardano la funzionalità epatica; in presenza di grave insufficienza epatica si può rendere necessaria una riduzione o una sospensione della dose. L’uso in pazienti con ipertensione ortostatica, malattie vascolari periferiche o patologie polmonari fibrotiche va valutato con attenzione. In persone con disturbi psichiatrici o con disturbi controllabili dall’asse dopaminergico, è possibile peggioramento di sintomi psichiatrici o comportamenti impulsivi; è fondamentale sorvegliare tali segni durante l’inizio o l’aumento della dose. I pazienti dovrebbero evitare l’uso contemporaneo di antagonisti dopaminergici che possano ridurre l’efficacia della cabergolina.
In età fertile, va considerata l’impatto sul ciclo ovariano e sulla gravidanza; la terapia va spesso adattata in base alle esigenze riproduttive e ai rischi associati. I pazienti con iperprolattinemia dovrebbero essere periodicamente rivalutati per valutare l’andamento della prolattina e della massa tumorale se presente.
Effetti comuni includono nausea, vertigini, cefalea, affaticamento e ipotensione ortostatica. Possono verificarsi anche secchezza delle fauci, mal di stomaco o indigestione. Generalmente sono lievi e si attenuano con l’uso continuato o con lieve riduzione della dose.
Effetti meno frequenti comprendono sonnolenza marcata, sincope, disturbi visivi o sensoriali e sintomi psichiatrici transitori come ansia o alterazioni del ritmo del pensiero. In rari casi si sono segnalate allucinazioni, confusione o disturbi del comportamento; con l’uso a lungo termine ad alte dosi, è stata descritta una lieve incidenza di fibrosi pleurica o pericardica e di valvulopatie, soprattutto nei pazienti che necessitano di dosi elevate o terapie prolungate, per cui il monitoraggio clinico è raccomandato.
Occasionalmente possono presentarsi nausa intensa all’inizio del trattamento, ipertensione o ortostatismo marcato. Un adeguato follow-up consente di individuare precocemente tali eventi e intervenire secondo le indicazioni del medico curante.
Inibitori del CYP3A4 (es. ketoconazolo, itraconazolo, macrolidi come claritromicina, ritonavir) aumentano l’esposizione plasmatiche della cabergolina; in tali casi può essere necessario ridurre la dose o intensificare il monitoraggio. L’assunzione concomitante di alimenti o bevande che inibiscono questi enzimi va valutata, specialmente in terapia a lungo termine.
Agonisti o antagonisti dopaminergici possono modulare l’effetto della cabergolina: l’uso concomitante di antagonisti D2 (es. metoclopramide, prochlorperazina) può attenuare l’azione prolattinostatica e compromettere l’efficacia della terapia; viceversa, un’adeguata associazione con altri agonisti dopaminergici va gestita con cautela per evitare ipersensibilità e sovraccarico dopaminergico.
Altre interazioni includono l’assunzione contemporanea di alcol o farmaci che causano ipotensione o vertigini, potenziando il rischio di sincope o cadute. Per pazienti con patologie cardiache o polmonari, è essenziale un’adeguata sorveglianza clinica e strumentale durante l’assunzione di cabergolina, soprattutto in presenza di comorbidità o terapia concomitante complessa.
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